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News su Internet, Web Marketing, Mobile Marketing e E-Government
mercoledì 15 febbraio 2012
Utenti Internet in Italia: ecco i dati del 2011
Come è andato l'anno appena passato in termini di utilizzo e consumo della rete da parte degli italiani? Qualcosa ci dicono i dati di Audiweb, comunicati qualche settimana fa. Secondo tali dati, nel 2011 ci sono stati in media ogni mese 26,4 milioni di italiani che hanno utilizzato il web, e ogni giorno, facendo una media sull'anno, erano 12,7 milioni gli utenti italiani che andavano online. Entrambi i valori, la media mensile e la media giornaliera, fotografano un incremento dell'utilizzo del web in Italia rispetto al 2010, rispettivamente del 10,7% e del 9,9%. Per quanto riguarda il dato mensile, poi bisogna dire che la tendenza all'aumento sembra continuare, in quanto nell'ultimo mese del 2011 erano 27,2 i milioni di utenti online in Italia. Questi sono i numeri relativi agli utenti attivi, ossia a quelli che hanno usato il web almeno una volta al mese, ma se prendiamo anche gli utenti sporadici, cioé quelli che nell'anno navigano online solo una volta ogni tanto, allora gli utenti Internet italiani salgono a 35,8 milioni, escludendo i bambini al di sotto degli 11 anni e gli anziani al di sopra dei 74 anni, e questo numero rappresenta una crescita del 6,9% rispetto al 2010. Tornando agli utenti attivi, interessanti anche altri due dati. Uno è quello dello strumento di accesso alla rete: in Italia ormai 9,7 milioni di italiani accedono al web via mobile, + 55,4% rispetto al 2010, e di questi quasi un milione utilizza per le sue navigazioni un tablet. L'altro dato interessante è sulla quantità di utilizzo del web: nel giorno medio gli utenti Internet italiani hanno speso online nel 2011 1 ora e 23 minuti, e hanno consultato 164 pagine viste.
mercoledì 8 febbraio 2012
Pubblicità online: nel 2012 in USA sarà sorpasso sulla pubblicità sulla stampa?
Che la pubblicità online stia crescendo un po' dappertutto nel mondo è cosa nota. Ma che in qualche paese gli investimenti in pubblicità online stiano addirittura arrivando a superare quelli fatti nella pubblicità su riviste e quotidiani, beh, è un fatto degno di attenzione. Questo paese non poteva che essere gli USA e il sorpasso pare che sia previsto proprio per il 2012. Questo almeno secondo una ricerca condotta da eMarketer, secondo cui nel 2012 le aziende americano investiranno di più in pubblicità online che in pubblicità su stampa; più precisamente si prevede che per alla fine di quest'anno gli investimenti in pubblicità online raggiungeranno i 39,5 miliardi di dollari, mentre quelli in pubblicità sulla carta stampata si fermeranno a 33,8 miliardi di dollari; l'anno scorso vinceva ancora la pubblicità su carta stampata, con 36 miliardi di dollari di raccolta pubblicitaria, contro i 32 della pubblicità online. E, sempre secondo questa ricerca di eMarketer, una volta avvenuto il sorpasso, il divario tra gli investimenti pubblicitari su Internet e quelli sulla carta stampata è destinato ad aumentare sempre di più, dal momento la pubblicità online si prevede crescerà costantemente nei prossimi anni, mentre la pubblicità su quotidiani e riviste registrerà una contrazione degli investimenti, anche se leggera. Infatti, nel periodo 2012-2016 si prevede che il fatturato della pubblicità online salirà da 39,5 a 62 miliardi di dollari, mentre quello della pubblicità sul cartaceo si prevede scenderà da 33,8 a 32,3 miliardi di dollari. Staremo a vedere se e con che tempi tutte queste previsioni si avvereranno.
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mercoledì 1 febbraio 2012
Nuove norme sulla privacy e nuovi termini di servizio per Google
Come già vi potrete essere accorti facendo qualche ricerca su Google o utilizzando uno dei suoi servizi, dal prossimo 1 marzo entreranno in vigore le nuove norme sulla privacy e i nuovi termini di servizio per i prodotti e i servizi di Google. Le nuove norme e i nuovi termini intendono sostituire quasi del tutto le vecchie norme e i vecchi termini specifici per i diversi servizi della società di Mountain View, in modo che, al posto di regole differenti per i differenti servizi, vi siano delle regole uniche per tutti i servizi di Google, fatta eccezione ovviamente per quei casi in cui alcuni servizi particolari richiedano norme ad hoc. Questa modifica Google la spiega con i benefici, in fatto di semplificazione e chiarezza, che ne verranno agli utenti, e questi ci possono essere. Ma uno dei motivi per cui Google ha preso questa decisione è sicuramente anche che regole uniche sono più adatte a quell'integrazione sempre più avanzata dei suoi servizi offerti all'utente che Google sta perseguendo da tempo e che, con l'integrazione tra il motore di ricerca di Google e il suo social network, Google+, farà un ulteriore salto di qualità. Non so chi di voi abbia letto le nuove norme e i nuovi termini. In parte sono le solite cose, ma ci sono alcune cose a mio avviso interessanti da notare. Una di questa è la seguente frase che si trova nelle norme sulla privacy: "Potremmo raccogliere informazioni specifiche del dispositivo (ad esempio modello hardware, versione del sistema operativo, identificatori univoci del dispositivo e informazioni sulla rete mobile, compreso il numero di telefono). Google potrebbe associare gli identificatori del dispositivo o il numero di telefono all’account Google dell’utente." Finalmente Google ammette che non solo ha la possibilità, ma che ci sono buone probabilità che lo faccia, di collegare nome e cognome di un utente (contenuti nell'account) alle informazioni sulle modalità di navigazione dello stesso, cosa che qualcuno in Italia aveva fatto notare a Google più di un anno fa, e che Google tendeva a negare, come spiegato in questo articolo. Un altro elemento interessante da notare è che, secondo i nuovi termini di servizio, la licenza che un utente dà a Google di usare suoi contenuti pubblicati su servizi di Google (come Google Places o Google+) permane anche qualora l’utente smettesse di utilizzare quei servizi (come scritto nel paragrafo "I contenuti dell'utente nei nostri servizi"); ci si potrebbe chiedere: è perché mai Google dovrebbe avere questa licenza anche quando l'utente smette di usare i suoi servizi? La privacy, si sa, su Internet, e su Google, è un bene molto difficile da salvaguardare. E le nuove norme sulla privacy e i nuovi termini di servizio di Google possono essere un'ulteriore occasione per imparare qualcosa di più su come controllare i nostri dati che passiamo a Google. Nel paragrafo "Trasparenza e libertà di scelta" delle nuove norme sulla privacy, ci sono dei link a pagine dove ogni utente può agire per accrescere la protezione della propria pivacy, link che consiglio di seguire per avere una maggiore consapevolezza del controllo che come utenti possiamo avere delle nostre informazioni date a Google mentre utilizziamo i suoi servizi. Per chi invece fosse interessato a leggere tutte le nuove norme sulla privacy e tutti i nuovi termini di servizio di Google, questo è il link alle prime e questo il link ai secondi.
mercoledì 25 gennaio 2012
Sopa, Pipa e il rischio di censura alla rete, in USA e nel resto del mondo
Già un risultato lo hanno ottenuto, quello di scatenare una forma di protesta del web senza prcedenti. Sto parlando delle due proposte di legge chiamate Sopa (Stop Online Piracy Act), conosciuta anche come E-Parasites Act (Enforcing and Protecting american rights against sites intent on theft and exploitation) e Pipa (Protect Ip Act), proposte che dovevano essere discusse al Congresso americano proprio in questi giorni ma che, grazie alla protesta scatenatasi in rete, per il momento rimangono lì sul tavolo e la discussione su di essa è stata rinviata a data da destinarsi. Perché queste due proposte di legge hanno scatenato la protesta ecclatante del web? Perché, con il pretesto di combattere la pirateria e la violazione del copyright, esse introducono dei poteri per i detentori di materiale sotto copyright che potrebbero restringere in modo significativo gli spazi di libertà per siti e utenti internet. In pratica si darebbe la possibilità, a coloro che posseggono materiale protetto da copyright, la possibilità di bloccare i siti web, non solo americani, ma anche stranieri, che pubblicano il materiale protetto da copyright, come canzoni, video, applicazioni, e, perché no, anche testi. La rimozione dei contenuti potrebbe avvenire senza l'intervento della magistratura, e quindi senza neanche dare la possibilità ai titolari di siti di difendere la propria scelta editoriale. Se un utente pubblica, su un suo sito o su altri siti come Facebook o YouTube, link, citazioni o altro materiale che fa riferimento a contenuto protetto da copyright, rischierebbe fino a 5 anni di carcere. Inoltre, sempre secondo i due testi di Sopa e Pipa, il governo americano potrebbe chiedere agli Internet Provider di bloccare l'accesso ai siti che violano le norme o bloccare i canali di finanziamento di quei siti. Contro la Sopa e la Pipa, ci sono già state diverse forme di protesta e di sciopero, cui hanno aderito anche Wikipedia, Google, Yahoo! e Mozilla. Ora non si sa quanta strada faranno queste leggi, anche tenuto conto del fatto che lo stesso presidente degli Stati Uniti, ha espresso perplessità sulle due proposte di legge, però sta di fatto che esse, nel caso in cui dovessero essere approvate, limiterebbero di molto la libertà di espressione in rete, ma non solo; probabilmente assesterebbero un colpo pesantissimo allo slancio innovatico di Internet e alla sicurezza degli utenti. E anche se queste due leggi andassero a finire su un binario morto, come adesso potrebbe sembrare, il fatto che in diversi paesi democratici, Italia compresa, ogni tanto vengano proposte norme che rischiano di mettere in discussione la libertà della rete, è di per sé un fatto significativo che non solo dovrebbe far riflettere e far rimanere sempre vigili su quanto i poteri ogni tanto tentano di decidere sulla rete, ma che denota anche che ci sono ancora delle questioni aperte sul quadro normativo in cui si muove il web, come quello del diritto d'autore, che meritano di ricevere risposte innovative, partecipate e serie che però non mettano in dubbio la libertà della rete. Su questo sito, in inglese, si può rimanere aggiornati sull'evolversi della situazione e sulle proteste che via via,se necessario si continueranno a organizzare in rete contro Sopa e Pipa.
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mercoledì 18 gennaio 2012
Alcuni dati sull'e-commerce in Italia nel 2011
L'ultimo rapporto Istat sull'uso delle nuove tecnologie da parte degli italiani, offre anche qualche dato interessante sulla situazione dell'e-commerce nel nostro Paese. Ne emerge che nel 2011 il 26,3% degli utenti internet italiani hanno acquistato, almeno una volta, beni o servizi online per uso privato. In valore assoluto sono circa 8 milioni di italiani. Si tratta di un dato vicino a quello misurato per l'e-commerce italiano nel 2010. Tra questi acquirenti online, prevalgono quelli di sesso maschile, con una percentuale del 31% sul totale, mentre le acquirenti donna sono il 21,2%. Ma oltre ai dati sugli acquirenti online, il report offre anche altre informazioni interessanti. Per esempio ci dice che ben il 30% degli acquirenti online italiani ha acquistato da venditori di un altro paese europeo e il 16,5% da venditori di altri paese extra-europei, dato che diimostra un certo dinamisco e una certa maturità nell'utilizzo della rete per gli acquisti online; il settore che la fa da padrone nell'e-commerce italiano si conferma, anche nel rapporto Istat, quello del turismo, anche se numeri interessanti si incominciano a vedere per l'e-ticketing (biglietti per spettacoli), un genere di acquisti che ha interessato il 25% degli internauti italiani uomini e il 31,8 delle navigatrici donne, per abiti e articoli sportivi, che ha interessanto il 29,4% degli utenti online di sesso maschile e il 31,5% di quelli di sesso femminile, e il comparto dei libri, dei giornali e delle riviste, acquistati dal 25% degli internauti uomini e dal 31,8% delle internaute donne; su quest'ultimo dato ha probabilmente giocato un ruolo importante il lancio di Amazon in Italia, avvenuto alla fine del 2010. Per chi volesse consultare l'intero rapporto dell'Istat sul rapporto tra italiani e nuove tecnologie, è possibile trovarlo a questa pagina.
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mercoledì 11 gennaio 2012
Facebook porta la pubblicità anche nei news feed degli utenti
Annunciato da un po', sembra ora cominciato lo spostamento nei news feed dei profili degli utenti della pubblicità di Facebook, che per ora compariva solo nella colonna di destra di pagine e profili. In realtà pare che la società di Palo Alto abbia intenzione per ora di inserire nell'elenco degli aggiornamenti visualizzati dei profili solo le Sponsored Stories, ossia quegli annunci pubblicitari collegati a un'azione degli amici degli utenti dei profili dove essi compaiono; anche se nella nuova posizione questi tipi di annunci avranno anche un nuovo nome: Featured; il cambio di nome ovviamente viene giustificato come utile per gli utenti da Facebook, ma avere il sospetto che esso sia stato fatto per far notare il meno possibile questo novità agli utenti è più che legittimo. Siccome Facebook sa che gli utenti potrebbero essere infastiditi da questa nuova presenza pubblicitaria nei propri news feed, si è pianificato uno spostamento graduale, che probabilmente prevederà inizialmente l'inserzione di un solo annuncio pubblicitario per news feed, e lo spostamento riguarderà solo pochi inserzionisti. Poi probabilmente Facebook valuterà i nuovi introiti generati da questa operazione, li combinerà con i feedback degli utenti, e procederà di conseguenza. Che Facebook voglia premere sull'accelleratore della raccolta pubblicitaria non è un mistero, dato che essa sembra essere per ora l'unica fonte di ricavi alternativa a quella delle applicazioni e dei giochi, e dato che essa fino ad oggi non ha generato cifre astronomiche. Staremo a vedere cosa diranno e faranno gli utenti registrati al noto social network.
mercoledì 21 dicembre 2011
In Italia cresce, anche se di poco, l'uso di Internet e pc
Cresce tra gli italiani l'utilizzo di internet e pc. Nel 2011 il 51,5% degli italiani con più di 6 anni hanno navigato in rete e il 52,2% degli italiani con più di 3 anni hanno utilizzato il pc; le famiglie italiane con accesso a Internet sono state il 54,5% del totale, con un incremento di 2,1 punti percentuali rispetto alla percentuale dell'anno scorso, e anche le famiglie con personal computer sono cresciute, anche se di poco, passando da una percentuale del 57,6% a una del 58,8%; anche la quota di famiglie italiane che possiedono in casa propria una connessione a banda larga per collegarsi alla rete è cresciuta rispetto all'anno scorso, passando dal 43,4% del 2010 al 45,8% di quest'anno. Questi sono i dati dell'ultima ricerca Istat sull'utilizzo delle tecnologie legate alla rete da parte degli italiani. Dati che segnalano un seppur leggero aumento della confidenza degli italiani con pc e web, ma che, come riporta questo articolo, continuano a posizionare l'Italia indietro a tanti altri paesi dell'occidente, soprattutto per l'uso di Internet; per quanto riguarda per esempio l'accesso a Internet da casa delle famiglie che hanno almeno un componente tra i 16 e i 74 anni, a fronte di una media europea del 73%, l'Italia è ferma al 54,4%, che significa il 22° posto nella graduatoria internazionale, insieme alla Lituania. Cosa frena l'accesso a Internet nelle case delle famiglie italiane? Per il 41,7% la mancanza di competenze, per il 26,7% una concezione del web come di uno strumento inutile e poco interessante, per il 12,7% l'utilizzo della rete in luoghi diversi dalla propria abitazione, per il 9,2% il costo eccessivo della connessione, e per l'8,5% il costo degli strumenti necessari per la connessione.
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