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martedì 28 aprile 2015
In Alto Adige i servizi del catasto accessibili in digitale
Da circa 10 giorni tutti i servizi del catasto in Alto Adige sono accessibili in digitale, in modalità semplici, veloci e gratuite. Basterà avere il conto digitale, una specie di account con email e password. Per aprire il conto digitale, per chi ancora non ce l'avesse, basterà presentarsi presso gli sportelli del comune con Carta Servizi e documento d'identità, e si riceveranno subito, suddivisi, per motivi di sicurezza, tra email e sms, i dati di accesso al proprio conto digitale. Questa novità riguarda ceninaia di migliaia di cittadini; solo nella provincia di Bolzano vi sono 280.000 proprietari e 580.000 particelle. Se si hanno in mente le code che talvolta in tutti i comuni si fanno al catasto, si tratta di una novità abbastanza importante, frutto di un cammino verso il digitale che in Alto Adige s'è intrapreso già da tempo.
giovedì 3 febbraio 2011
Sul sito della regione Valle d'Aosta i prodotti alimentari rischiosi per la salute
Iniziativa interessante quella intrapresa dalla regione Valle d'Aosta. Sul proprio sito internet, ha pubblicato i prodotti alimentare che sono stati ritirati, in parte o del tutto, dal mercato perché rischiosi per la salute. L'iniziativa è stata presa dall'Assessorato alla Sanità della regione valdostana dopo due casi di intossicazione avuti lo scorso anno, di cui si può leggere in questo articolo. L'obiettivo è quello di permettere ai cittadini di verificare se tra i prodotti alimentari già acquistati, che possono quindi essere presenti nel frigorifero o nella dispensa della propria casa, vi sono alimenti rischiosi, ma la pubblicazione sul web di tali dati può essere utile anche agli ospedali per le diagnosi cliniche in casi di intossicazione. Tra le informazioni che vengono fornite agli utenti vi sono il tipo di prodotto, cliccando sul quale si possono conoscere anche il produttore e il lotto interessato, i luoghi dove si può o si poteva trovare quel prodotto, il tipo di rischio che comporta l'assunzione del prodotto, il tipo di provvedimento adottatto contro il prodotto, e l'elenco degli esercizi dove quel prodotto si può acquistare. Sulla pagina dedicata del sito della regione valdostana è possibile vedere i prodotti segnalati il mese scorso.
mercoledì 29 settembre 2010
E-government: Italia al 38° posto nel mondo
Secondo il rapporto 2010 dello United Nations Public Administration Network sullo stato dell'e-government nel mondo, il 2010 Global E-Government Survey, l'Italia non rientra tra i primi paesi nella speciale classifica dell'indice di sviluppo dell'e-government. Il nostro paese è passato dal 27° posto del 2008 al 38° posto di quest'anno, con un indice di sviluppo pari a 0,58. Per capire il divario dell'Italia con i paesi che occupano i primi posti in questa classifica sull'e-government, basti dire che la Corea del Sud, gli Stati Uniti e il Canada, che occupano rispettivamente primo, secondo e terzo posto in classifica, hanno un indice di sviluppo dell'e-government pari a, nell'ordine, 0,88, 0,85 e 0,84. L'indice è calcolato sulla base di 95 domande che interrogano i governi locali sull'utilizzo dei new media e del mobile per comunicare con i cittadini e per offrire loro i servizi della pubblica amministrazione, sulla quantità e utilità dei siti internet della pubblica amministrazione, sulla quantità e sull'importanza delle informazioni messe a disposizione dei cittadini, sulla possibilità di questi ultimi di interagire con la pubblica amministrazione, e altri parametri ancora. Per chi fosse interessato a consultare tutto il 2010 Global E-Government Survey, lo si può trovare a questa pagina.
mercoledì 16 giugno 2010
Velocità connessione adsl a Internet: un test per misurare quella effettiva
Molto spesso, si sa, un conto è la velocità massima di download e di upload dichiarata dagli operatori che offrono la connessione adsl a Internet, e un conto è la velocità effettiva che si ha quando si naviga con quella connessione. Oggi c'è un nuovo strumento per capire di quanto è questa differenza. Si chiama Speed Test, ed è uno strumento gratuito messo a disposizione online dal sito sostariffe.it, con la collaborazione di Tom's Hardware. Qui lo si può provare subito. Basta selezionare il proprio provider, la provincia e la città da cui ci si collega e cliccare sul bottone per dare via al test. Nel giro di pochi secondi lo strumento restituisce le velocità effettive di download e di upload della propria connessione. C'è anche la possibilità di ricevere via email l'esito del test per conservarlo a "futura memoria". Quanto è affidabile questo strumento? Ovviamente da sostariffe.it si assicura che è molto affidabile, in quanto usa la tecnologia Ookla, azienda leader mondiale nel mercato delle applicazioni per la diagnostica della rete. Ciascuno darà il suo verdetto sull'affidabilità di questo test, ma sicuramente si tratta di un passo utile sulla strada della trasparenza. Il dato restituito è molto utile da confrontare sia con le velocità massime, ma anche con quelle minime garantite che alcuni operatori stanno iniziando a dire pubblicamente. Inoltre lo strumento sarà utile per sapere la differenze di velocità delle connessioni adsl nelle varie zone d'Italia.
mercoledì 9 giugno 2010
La censura dichiarata di Internet in Cina
Il governo cinese ha reso pubblico un documento ufficiale in cui spiega la sua visione e le sue intenzioni su Internet. Pur inneggiando alle potenzialità di Internet, in quanto generatore di sapere, il governo cinese afferma che Internet va controllato per impedire che i cinesi abbiano accesso a informazioni che possano nuocere alla sicurezza dello Stato, al pubblico interesse, e alle fasce più giovani della popolazione cinese. Con il pretesto quindi della sicurezza e della difesa dei cittadini, si giustifica apertamente la censura della rete. Nel documento si dice di più; che Internet, pur essendo una rete mondiale, in Cina deve essere soggetto alle leggi cinesi, e quindi si lascia intendere che ogni soggetto straniero che intenda operare su Internet dalla Cina deve sottostare alle regole censorie del governo cinese. La posizione di Pechino è chiara: celebrare Internet e dire di volerlo far crescere da una parte e continuare a controllarlo in modo stretto e severo dall'altra. Purtroppo è una posizione che tocca più di 400 milioni di esseri umani che si deve sperare non si abituino a pensare, anche sulla rete, come il loro governo.
mercoledì 21 aprile 2010
Gli sforzi per fare l'Europa anche a livello digitale
Si chiama Dichiarazione dell'agenda digitale di Granada ed è un documento che è stato approvato all'unanimità dai ministri delle telecomunicazioni dell'Unione Europea. Si tratta di un documento non vincolante il cui intendimento è quello di fornire un quadro di indicazioni unico per cercare di armonizzare e allineare le diverse normative dei paesi europei a proposito del mercato digitale. Al suo interno sono indicate delle strategie e delle indicazioni che riguardano la cybersicurezza, lo sviluppo dell'e-government, l'interoperabilità, la banda larga, e altri temi importanti per lo sviluppo del mercato digitale europeo. Alla Dichiarazione dell'agenda digitale di Granada dovranno fare seguito le azioni conrete dei diversi paesi membri dell'Unione e delle istituzioni europee per applicare le strategie contenute nel documento. Uno degli obiettivi più importanti approvati nel documento è la copertura totale della banda larga entro il 2013. All'elaborazione del documento ha contribuito anche Digital Europe, ente che raccoglie le aziende ICT europee, mentre agli intenti in esso contenuti è arrivato anche l'appoggio di Business Software Alliance (BSA). A questa pagina è possibile vedere gli highlights della conferenza stampa successiva all'approvazione del documento.
mercoledì 10 febbraio 2010
Safer Internet, consigli per una navigazione online dei ragazzi più sicura
S'è celebrato ieri, 9 febbraio, il Safer Internet Day, una giornata promossa da Insafe in cui, in Europa, e anche in altri paesi del mondo, si riflette e si sensibilizza tutti, e soprattutto tutti coloro che navigano in rete, sui rischi che il web presenta per la propria privacy, ma non solo, e per promuovere un uso più sicuro e più sereno della rete. Quest'anno l'attenzione viene rivolta soprattutto ai rischi che corrono gli adolescenti e i minorenni in generale, di cui il 50%, a livello europeo, diffonde su Internet, secondo uno studio UE, informazioni personali che possono rimanere online in modo definitivo e che possono essere accessibili a chiunque. Obiettivo dell'Unione Europea e di tutte le associazioni che promuovono l'iniziativa è quello di spingere gli adolescenti a pensarci molto bene prima di lasciare proprie informazioni e proprie foto in rete e ad avere sempre più consapevolezza degli strumenti che essi hanno a disposizione per proteggersi. Un invito particolare viene rivolto ai siti di social network che permettono anche ai minorenni di farsi un proprio profilo e di comunicare con gli altri utenti. Sembra che solo il 40% di questi siti garantiscano che i profili dei minori siano automaticamente visibili solo ai loro amici, e solo un terzo di questi siti ha risposto a segnalazioni di utenti che chiedevano aiuto. In un contesto del genere, si chiede ai siti di social network di fare di più per proteggere le informazioni dei minorenni in loro possesso. A oggi più di 20 siti di social network hanno sottoscritto un accordo europeo sulla socializzazione in rete più sicura, che prevede la pubblicazione sulle loro pagine di consigli sulla sicurezza specificamente destinati ai minorenni. Per maggiori informazioni sull'iniziativa Safer Internet, questa è la pagina della Commissione Europea che raccoglie info utili e documenti elaborati per la giornata di quest'anno, mentre il sito www.sicurinrete.it è un sito lanciato da Save the Children per aiutare i minorenni a capire come fare per navigare più sicuri.
mercoledì 16 dicembre 2009
Una carta dei diritti di Internet scritta da tutti gli utenti della rete?
La proposta è di quelle forti. Scrivere, con il contributo di tutti gli utenti internet, una carta dei diritti di Internet. A proporre questa sfida è stato Christian Engström, rappresentante nel Parlamento Europeo del Piratpartiet, il Partito Pirata, entrato nel consesso politico europeo grazie alle ultime elezioni europee in Svezia. L'idea di una carta dei diritti di Internet, che pare abbia il pieno appoggio dei partito europeo dei Verdi, nasce dalle idee e dall'esperienza di Engström sulla rete e probabilmente anche dai continui tentativi, in diversi paesi europei, di regolare l'uso della rete, tra l'altro con modalità e approcci diversi da paese a paese. E allora perché, in pieno spirito europeo, non elaborare un documento unico europeo che possa valere per tutti i cittadini europei della rete e che ripari la rete dai tentativi di controllo e di manipolazione? Innovativo in questa proposta è il modo con cui il PiratPartiet e il partito dei Verdi vogliono arrivare al documento finale: attraverso il contributo di tutti gli utenti internet che vogliono partecipare, in modo che la scrittura della carta dei diritti di Internet non sia elaborato da pochi esperti racchiusi in una stanza, ma sia frutto di un'opera collettiva, aperta e trasparente. Per aiutare gli utenti a iniziare a dare il proprio contributo Engström ha lanciato due primi argomenti di discussione. Il primo riguarda il che cosa dovrebbe essere inserito in questa carta, ossia quali dovrebbero essere i principi fondamentali su cui il documento dovrebbe vertere. Di questi principi Engström ne suggerisce 3. Uno che ribadisca il rispetto della Convenzione Europea sui Diritti dell'Uomo, soprattutto nell'articolo 8, quello sulla privacy, e nell'articolo 10, quello sulla libera informazione; un secondo che iimponga agli operatori della rete di fornire una connettività trasparente e non discriminatoria, senza distinzione di contenuti, siti e piattaforme, secondo il cosidetto principio di neutralità della rete; il terzo principio proposto da Engström è quello del mere conduit, per non far ricadere sui providers la responsabilità di eventuali azioni illecite perpetrate dagli utenti. Il secondo argomento di discussione lanciato da Engström sul suo blog è l'individuazione di documenti già esistenti che potrebbero entrare nella nuova carta dei diritti di Internet, tra cui lui propone la Convenzione Europea sui Diritti dell'Uomo e i principi della Net Neutrality proposti dalla FCC (Federal Communications Commission). L'intera proposta di Engström è consultabile per intero sul suo blog, dove si può anche iniziare a dare il proprio contributo.
mercoledì 28 ottobre 2009
Il Personal Democracy Forum arriva in Europa
Si terrà per la prima in Europa, a Barcellona, il 20 e 21 novembre prossimi, il Personal Democracy Forum, uno dei più importanti convegni a livello mondiale sul rapporto tra nuove tecnologie e politiche. Leaders politici, intellettuali, attivisti e esperti di nuove tecnologie, discuterrano per due giorni sulle potenzialità che Internet e le nuove tecnologie e i nuovi ambienti di comunicazione offrono per trasformare la politica e la partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica. I nuovi media infatti hanno la potenzialità di aumentare la partecipazione politica dei cittadini, anche dal basso e al di fuori dei tradizionali schemi dettati dai partiti politici presenti nei vari paesi, possono rendere la politica più trasparente e più partecipativa e rendere le democrazie più autentiche ed effettive. Il Forum si tiene già da 6 anni in USA, ma quest'anno per la prima volta sbarca anche nel Vecchio Continente, per portare il suo contributo di idee e prassi innovative anche ai paesi europei. Al Forum si parlerà di politica partecipativa, di governi collaborativi, di e-governemt trasparente, di social media e di nuove modalità di comunicazione tra leaders politici e elettori. Per chi volesse avere ulteriori informazioni sul Personal Democracy Forum o eventualmente anche partecipare, questo è il sito dell'evento.
mercoledì 7 ottobre 2009
Cresce nel mondo l'uso di cellulari e internet, ma sempre con le solite diseguaglianze
Secondo i dati dell'ultima ricerca ITU (International Telecommunication Union) alla fine del 2009 vi saranno nel mondo 4,6 miliardi di abbonati alla telefonia mobile, mentre più del 25% della popolazione mondiale sarà connesso a Internet. Tra questi ultimi circa 500 milioni, un numero tripli rispetto a quello del 2004, navigheranno con la banda larga. Il primo paese per utenti connessi a banda larga è diventato la Cina, che ha superato gli USA. Molto sorprendente il dato degli abbonati alla banda larga mobile, circa 600 milioni. Nonostante tutti questi numeri siano in crescita e denotino una penetrazione sempre crescente delle tecnologie di comunicazione nella popolazione mondiale, rimangono purtroppo ancora forti i divari tra le varie regioni del mondo. Basti pensare che, solo per fare un esempio, mentre in Europa sono abbonati alla banda larga mobile 200 utenti su mille abitanti, in Africa il rapporto è solo di 1 a mille. Inoltre in Africa i costi delle nuove tecnologie sono molto più alti rispetto al resto del mondo. Insomma, anche nei paesi in via di sviluppo cresce l'uso delle tecnologie comunicative più avanzate, ma il cosidetto digital divide sembra non ridursi, segno che forse, oltre per la crescita e la diffusione delle tecnologie, si dovrebbe anche incominciare a fare qualcosa di concreto per una loro equa distribuzione.
mercoledì 24 giugno 2009
Come usano internet gli eurodeputati?
L'agenzia di PR e comunicazione Fleishman-Hillard ha condotto un'inchiesta su 110 europarlamentari rappresentanti di 26 paesi membri dell'Unione Europea per cercare di capire come i deputati seduti nel parlamento europeo utilizzano la rete e le nuove tecnologie digitali. I dati emersi dimostrano che, a parte l'utilizzo dei motori di ricerca per trovare informazioni su questioni legislative (che interessa il 93% degli eurodeputati), e a parte l'uso di un proprio sito internet per comunicare con i cittadini europei (uso che viene fatto dal 75% dei parlamentari europei), per il resto i rappresentanti parlamentari del popolo europeo non usano molti degli strumenti più innovativi di comunicazione che la rete offre. Infatti più di un terzo degli intervistati non usa e non ha intenzione di usare in un prossimo futuro, piattaforme di social networks e di video sharing, e non ha un blog personale. Il blog personale per comunicare con i cittadini europei viene usato frequentemente solo dal 24% degli eurodeputati. Ma anche uno strumento non più giovane come la newsletter, utile per tenere informati i cittadini su attività e comportamenti dell'europarlamentare, viene usato solo da circa la metà dei deputati europei. Un altro dato interessante è che il 62% degli europarlamentari non conosce Twitter e non ha nessuna intenzione di utilizzarlo in futuro. Ancora, solo il 33% degli europarlamentari sostiene che la pubblicità online sia efficace nei confronti degli elettori, contro un 57% che ha più fiducia nella pubblicità tv. La ricerca indica anche che comunque l'uso della rete e dei suoi strumenti e ambienti comunicativi sta crescendo, e che ciò rappresenta un'enorme potenzialità per la trasparenza e la conoscenza dei lavori del parlamento europeo. Qui è possibile avere altri dettagli sui risultati della ricerca.
mercoledì 10 giugno 2009
Un partito per difendere la libertà della rete nel parlamento europeo
Per la prima volta nel Parlamento europeo, ma è una novità assoluta politica in generale, siederà un parlamentare candidatosi appositamente per difendere la libertà della rete, il filesharing, e per promuovere un ripensamento del concetto di copyright ai tempi di Internet. Il suo partito si chiama PiratPartiet, il Partito Pirata, e il suo leader è Rick Falkvinge. In campagna elettorale hanno promesso di ridurre la durata del copyright sul diritto d'autore, di abolire il sistema dei brevetti e di combattere contro la repressione del filesharing e ogni tentativo di controllo della rete, di cui c'erano state delle avvisaglie preoccupanti in Svezia, con una condanna a un anno di prigione per 4 responsabili di un sito svedese di scambi di file multimediali. E alle elezioni europee gli svedesi hanno premiato questa lotta per la libertà della rete, dando più del 7% di preferenze al nuovo PiratPartiet, quantità di voti sufficienti per far andare in Parlamento Europeo uno dei candidati del partito. Ora tutti gli europei che hanno a cuore la libertà della rete e credono in una conoscenza libera e condivisa aiutata da Internet, hanno un loro rappresentante al Parlamento europeo. Alla domanda sul perché di un cosi grande successo pare che il leader del PiratPartiet abbia risposto dicendo che gli svedesi si sono cosi ribellati alla nuova legge che in quel paese consente ai titolari dei diritti d'autore di individuare e tracciare gli indirizzi IP dei presunti responsabili del download illegale.
mercoledì 4 marzo 2009
Politica e web: la Camera dei Deputati su YouTube
E' di pochi giorni la notizia che anche la Camera dei Deputati italiana è sbarcata su YouTube con un proprio canale. In pompa magna, con tanto di servizi ai telegiornali, è stato presentato il video-discorso di apertura del canale dell'attuale Presidente della Camera. Ma andando su YouTube si scopre che questo nuovo canale per seguire la politica italiana, visibile a questa pagina, in realtà, nonostante sia in ogni caso una novità degna di nota, ha alcune pecche che fanno riflettere. Innanzitutto ci si aspetterebbe che su un canale che si pone come obiettivo quello di far conoscere meglio ai cittadini quanto succede alla Camera, ci sia un diretta non-stop di tutte le sedute in corso, cosa che mi sembra manchi, e non solo video preconfezionati su cosa è la Camera e video-discorsi di uomini che già si sentono parlare anche troppo in televisione. Se un utente vuole seguire la diretta dei lavori parlamentari deve andare ancora sul sito istituzionale della Camera. Si deve però anche dire che forse la decisione di non pubblicare qui la diretta dei lavori parlamentari della Camera può essere legata a importanti motivazioni sia di carattere tecnico che di policy relativa alla privacy del contenuto trasmesso e degli utenti fruitori dei video. In secondo luogo è preoccupante che, almeno per il momento, non si possano postare commenti ai video; questo è un aspetto che potrebbe far sorgere il sospetto che si tratta di un'operazione di immagine, piuttosto che di un'azione sostanziale per riavvicinare veramente il Palazzo ai cittadini italiani. Da ultimo, l'iniziativa sembra essere ancora molto gestita dall'alto, mentre forse ciò di cui gli italiani hanno più bisogno oggi non è tanto di sapere di più, ma di contare di più.
mercoledì 10 settembre 2008
Un sito per controllare e proteggere la foresta amazzonica
Nonostante sia risconosciuta da tempo come uno dei polmoni verdi più importanti, se non il più importante, del nostro pianeta, la foresta amazzonica è periodicamente vittima di atti di devastazione, di incendi, e di azioni premeditate di deforestazione. Sono in molti, in tutto il mondo, coloro che non ci stanno e che protestano attivamente contro la distruzione di questa foresta. Sono molte anche le persone contrarie alla deforestazione progressiva dell'Amazzonia, ma che forse non hanno mai partecipato a forme di protesta concrete. D'ora in poi, per una e per l'altra di queste 2 categorie di persone che hanno a cuore il destino della foresta amazzonica, c'è un sito dove sarà possibile controllare giorno per giorno incendi e deforestazioni abusive e di esprimere online la propria protesta contro di essi. Si tratta di Globo Amazonia, un sito del network brasiliano Globo.com, che, attraverso una mappa interattiva, offre informazioni sugli avvistamenti di incendi e deforestazioni abusive, e permette di organizzare la protesta dei cittadini sdegnati. Grazie all'uso della piattaforma Orkut di Google, è possibile condividere con altri utenti il proprio sdegno per gli atti di deforestazione e partecipare a iniziative di protesta. Si tratta di un nuovo strumento di osservazione, di conoscenza dei fatti e di lotta contro lo scempio della foresta amazzonica. Il tutto arricchito da una notevole quantità di notizie e informazioni sulla foresta in generale e sulla vita delle comunità che vivono in quella regione, nonché da approfondimenti su bellezze e peculiarità dell'Amazzonia.
mercoledì 5 marzo 2008
Una tassa su internet contro la povertà?
Internet entra prepotentemente nel dibattito sulla povertà nel mondo. A oggi ci sono 2,8 miliardi di esseri umani che vivono con meno di 2 dollari al giorno (circa 1,3 euro). L'ONU aveva fissato nel 2000 8 "Obiettivi del millennio" per combattere la povertà nel mondo, e per ridurre della metà il numero di esseri umani che vivono con meno di un dollaro al giorno e che soffrono la fame. Ma a oggi, per raggiungere quegli obiettivi nel 2015, mancano circa 50 miliardi di dollari all'anno (poco più di 33 miliardi di euro). Perché? Perché i paesi non mantengono le promesse fatte e, nonostante la buona volontà di molti, i soldi che arrivano all'ONU per ridurre la povertà nel mondo sono inferiori a quelli promessi. E allora cosa fare? L'ultima idea arriva da Philippe Douste-Blazy, ex-ministro degli esteri francese e consigliere speciale del segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon per le fonti innovative dei finanziamenti dello sviluppo. Douste-Blazy ha proposto recentemente di mettere una tassa su giochi online e sull'ecommerce e, in aggiunta, di chiedere un contributo volontario a tutti gli internauti del mondo di pochi dollari. Dati alla mano, secondo il consigliere speciale di Ban Ki-moon, questo contributo, con un piccolo sforzo individuale da parte di chi usa internet, permetterebbe di raggiungere gli obiettivi del millennio. Essendo stato chiamato all'ONU per trovare "fonti innovative" per i finanziamenti allo sviluppo, forse per Douste-Blazy è stato abbastanza naturale pensare subito a internet: cosa c'è di più innovativo? Forse è anche vero che in media chi usa internet per giocare online e per fare ecommerce è più ricco di chi non lo usa. Ma penso sia opportuno anche farsi queste domande tenendo fermo l'importanza e la bontà del fine della proposta fatta: perché, al posto di trovare fonti innovative di finanziamento, non pretendere che i paesi che hanno firmato gli obiettivi del millennio diano i soldi necessari per raggiungere tali obiettivi? Se si accerta che i governi non sono capaci di fare ciò, perché non chiedere a tutti i cittadini dei paesi più ricchi, ma indipendentemente dal fatto che usino o non usino il web, di fare una donazione libera o di dare un contributo una tantum, per aiutare l'ONU a raggiungere gli obiettivi del millennio?
venerdì 22 febbraio 2008
Le elezioni politiche italiane su Internet
In attesa delle cifre precise sul budget che gli schieramenti politici in campo stanno investendo su internet, sia in termini assoluti che in termini percentuali sulle spese totali di campagna elettorale, sembra che questa volta il web sia considerato per davvero importante ai fini dei risultati politici. I due grandi nuovi partiti che si giocheranno la vittoria finale, il pdl e il pd, hanno i loro nuovi siti, in cui si vede un'attenzione forse mai vista prima alle dinamiche del cosiddetto web 2.0. Questo vale soprattutto per il partito democratico, il cui sito è centrato sulle possibili azioni che gli utenti possono fare per diventare protagonisti in campagna elettorale: informati, conosci, attivati. La parte più importante del sito sembrano proprio i post e gli interventi degli utenti iscritti, oltre ovviamente alle news sul partito e agli aggiornamenti del tour elettorale di Veltroni. Purtroppo stona il fatto che la sezione myPD sia ancora in fase di attivazione. Per quanto riguarda invece il il pdl, la scelta di fare un sito "elettorale" che non ha nell'url il nome del partito denota una strategia più sul breve periodo e sicuramente non favorisce un buono e duraturo posizionamento su Google e, in generale, non garantisce una facile reperibilità nei motori di ricerca da parte degli utenti. Inoltre il sito, nonostante chiami alla partecipazione i propri elettori, con tutta la colonna di destra dell'homepage dedicata al coinvolgimento e alla partecipazione attiva degli utenti, sembra più una directory di web pages già esistenti, che un nuovo progetto web. Se si osserva invece il sito del Popolo della Libertà, esso appare abbastanza tradizionale e meno "nuovo" rispetto a quello del pd, con meno user generated content e con una forte presenza ancora dei leader dei partiti degli schieramenti. Questa minore "innovatività" la si vede anche nella struttura del sito, più pesante e statico quello del pdl e più leggero, dinamico e a social network quello del pd. Interessante in entrambi i siti la presenza importante della web tv partitica. E su Google cosa succede? Ad oggi la keyword partito democratico restituisce 627.000 risultati, la keyword popolo della libertà 284.000. Per ora nessuno dei 2 partiti sta facendo campagne di keyword advertising con annunci a cpc, e non mi è sembrato di vedere ancora banner pubblicitari sui siti. Anche Youtube sembra vedere una presenza più massiccia del pd, con 1210 video, contro i 270 del pdl. Ovviamente questi numeri sono frutti di una ricerca per keyword e non sono delle fotografie esatte della presenza dei partiti sui due siti, dal momento che tra i documenti restituiti dalle ricerche ci sono anche quelli che non sono strettamente attinenti ai due partiti italiani di cui si sta parlando. E gli altri schieramenti politici? La sinistra arcobaleno, il partito socialista, l'udc e la destra non sembrano forieri di grosse novità dal punto di vista della comunicazione online. Significativo per tutti è comunque il fatto che il sito internet delle varie liste è sempre chiaramente segnalato in tutti i manifesti elettorali, segno che tutti i partiti e tutte le liste sono consapevoli che la partita questa volta si gioca anche online. Infine ci sono i blog dei singoli politici, che stanno assumendo un peso sempre più importante nel panorama politico attuale e iniziano a condizionare le decisioni politiche nazionali e i temi di discussione poi ripresi dagli altri media. Basti pensare a quanto hanno fatto e fanno ancora discutere in questi giorni i blog di Di Pietro e di Miccichè. Senza dimenticare la ripresa, da parte del pd, ma non solo, dei temi cari a Beppe Grillo e diffusi quasi esclusivamente tramite il suo blog, come il limite al numero dei mandati parlamentati e il codice etico per "liste pulite". Speriamo che tutto questo continui anche dopo.
sabato 5 gennaio 2008
Negli USA il web primo media per le scelte politiche dei cittadini
E' iniziata questa settimana negli USA la corsa delle primarie per trovare i due candidati che si affronteranno nelle presidenziali americane. Quasi tutti i candidati americani hanno fatto largo uso della rete per presentare il proprio programma agli elettori e per apparire più "innovativi" degli altri. Ma quanto la comunicazione online oggi, nel paese trainante lo sviluppo del web, conta nelle scelte di voto degli americani? Secondo una recente indagine fatta da Burst Media, per il 26,8% dei cittadini americani internet è il posto migliore dove trovare le informazioni relative ai candidati e alle elezioni. Secondo questi numeri la rete si piazza davanti a tutti gli altri media, in quanto solo il 20,5% preferisce alla rete la televisione, il 17,8% i giornali, il 6,6% la radio, il 5,4% le brochure e gli opuscoli e il 2,8% i magazine. Altro dato interessante è che quasi un quarto degli intervistati ha detto di aver cliccato su un'annuncio pubblicitario di uno dei candidati, e di questi il 63,5% ha approfondito la lettura con le informazioni supplementari, il 47,3% ha inviato una e-mail al candidato, il 39,5% ha richiesto aggiornamenti sulla campagna elettorale, il 33,4% ha visto un video pubblicitario, il 17,8% ha fatto una donazione online e il 16,8% si è arruolato fra i volontari per l’organizzazione. L'indagine di Burst Media, che è stata condotta su un campione di 900 elettori americani, spiega cosi il perché i candidati politici americani abbiano speso parte del loro budget nel pianificare un'attenta strategia di comunicazione e di pubblicità anche sulla rete. Non solo facendo video, usando strumenti interattivi e facendo dei bei siti, ma pianificando vere e proprie campagne pubblicitarie, che, come segnalano i dati forniti sopra, servono da esca per catturare la primissima attenzione degli elettori. Essere su internet negli USA non vuol dire tanto essere "più avanti" degli altri, quanto più consapevoli delle attese che gli elettori americani hanno nei confronti di una presenza sul web: informazione completa e possibilità di approfondimento con modalità semplici e in poco tempo.
martedì 24 luglio 2007
Su YouTube il dibattito online tra i candidati democratici alla Casa Bianca
Si è svolto anche in diretta online su YouTube un acceso dibattito tra i candidati democratici alla presidenza degli USA, tenutosi presso il campus del collegio militare di Charleston, in South Carolina. Questo dibattito è stato il quarto tra i Democratici, quando mancano sei mesi ai primi voti per la nomination alle presidenziali 2008. I candidati dovevano rispondere ad alcune delle 2.000 domande poste dagli utenti internet di tutto il mondo attraverso YouTube. Tra le domande, alcune molto particolari, come quella dei lavoratori dei campi profughi del Darfur, o quella di un pupazzo di neve preoccupato per il riscaldamento globale. Il dibattito si è acceso quando Barack Obama, il candidato per ora in testa quanto a raccolta fondi per la campagna elettorale, si è detto pronto a incontrare i leader di Iran, Siria, Venezuela, Cuba e Corea del Nord, quei paesi cioè che l'amministrazione Bush accusa di alimentare tensioni e problemi. Di fronte a queste affermazioni di Obama, Hillary Clinton, una delle candidate democratiche più favorite, ha espresso un netto dissenso, spiegando che questo genere di incontri potrebbero essere utilizzati per scopi propagandistici. L'apertura alle domande non perparate degli utenti online ha contribuito a rendere più vivo il dibattito e a far uscire allo scoperto alcuni candidati su temi dlicato.
mercoledì 4 luglio 2007
SherpaTV, per conoscere meglio le istituzioni
SherpaTV si propone di essere l'archivio multimediale delle istituzioni, sia quelle nazionali che quelle internazionali. L'obiettivo è quello di permettere ai cittadini di avere un accesso immediato e multimediale a informazioni, dati e documenti che riguardano tutte le istituzioni. SherpaTV vuole avvicinare le istituzioni ai cittadini utilizzando quegli strumenti più nuovi della rte che i cittadini dimostrano di gradire, soprattutto i video online, e con quella logica web 2.0 che ha ridato più potere e più protagonismo agli utenti, logica che però, a una prima visita del sito, sembra ancora molto potenziabile. SherpaTV è una società privata il cui business si basa sulla vendita di prodotti e servizi specializzati ad aziende, enti e professionisti, e sulla realizzazione di progetti speciali di comunicazione delle stesse istituzioni. Purtroppo il sito è ancora lento nella navigazione in alcune sue parti, ma il contenuto sembra essere molto interessante. Sezioni particolarmente utili sembrano essere Focus, dove è possibile leggere interessanti benchmark tra alcuni sistemi legislativi italiani e quelli di altri paesi, vedere quali proposte di legge si trovano all'esame del Parlamento e approfondire soggetti istituzionali importanti come gli organi di garanzia, e Dossier, dove si parla di temi di attualità che ricadono in maniera significativa sulla vita dei cittadini, come per esempio in questi giorni il tema del tfr e delle pensioni.
lunedì 30 aprile 2007
Google si fa largo anche nell'e-government
Google sta trovando un altro ambito dove imporre la propria tecnologia, quello dell'e-government. Come? Facendo degli accordi con gli stati di Arizona, California, Utah e Virginia per rendere più semplice l'accesso a informazioni utili al pubblico ma difficili da trovare sui siti governativi. L'accordo non dovrebbe comportare nessun movimento di denaro, ma solo stringere un'alleanza attraverso cui la tecnologia di Google permetterà agli utenti di quegli stati di trovare informazioni presenti in rete, ma che attualmente non sono accessibili.
L'accordo con Google segna un netto cambiamento nella strategia di presenza sulla rete da parte delle amministrazioni dei 4 stati, che fino ad ora avevano ancora utilizzato il web come vetrina per mostrare ai propri utenti solo i prodotti e i servizi più importanti, e non come strumento di raccolta di informazioni preziose per i cittadini e come canale di comunicazione trasparente e esauriente tra l'amministrazione pubblica e i cittadini, come invece forse si proporranno di fare tramite la partnership con Google.
L'accordo con Google segna un netto cambiamento nella strategia di presenza sulla rete da parte delle amministrazioni dei 4 stati, che fino ad ora avevano ancora utilizzato il web come vetrina per mostrare ai propri utenti solo i prodotti e i servizi più importanti, e non come strumento di raccolta di informazioni preziose per i cittadini e come canale di comunicazione trasparente e esauriente tra l'amministrazione pubblica e i cittadini, come invece forse si proporranno di fare tramite la partnership con Google.
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